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  • Stefano Rabitti

Coronavirus: possibili sintomi gastrointestinali a distanza di tempo?

Aggiornamento: apr 18

La pandemia da Coronavirus sta purtroppo dilagando nell'intero pianeta. Una quota sempre maggiore di pazienti dopo aver superato l'infezione acuta sperimenta la persistenza di sintomi gastrointestinali simili ad intestino irritabile e reflusso.



La pandemia da Covid-19 sta dilagando in tutto il mondo. A tutt'oggi oltre 100.000.000 di persone hanno contratto l'infezione. Come sappiamo, l'infezione da Coronavirus può presentare svariate manifestazioni cliniche: dalla temibile polmonite interstiziale bilaterale a sintomatologie di minore entità come sindromi da raffredamento, sidromi simil-influenzali, tosse, febbre, mialgie, astenia, cefalea ecc.

I sintomi gastro-intestinali rientrano tra le manifestazioni cliniche più frequenti di malattia da Covid-19.

Una recente meta-analisi pubblicata su JAMA ha infatti riportato che circa il 12 % dei pazienti affetti da Sars-CoV-2 può presentare diarrea, nausea/vomito, discomfort addominale in associazione o meno a sintomi respiratori. Inoltre, tracce di RNA virale sono state ritrovate in oltre il 40 % dei campioni fecali prelevati da pazienti infetti.


Il meccanismo fisio-patologico alla base, appare correlato ad un particolare tropismo del Covid-19 per gli enzimi ACE-2 espressi non solo dalle cellule tratto respiratorio ma anche da alcune cellule del sistema nervoso e dell' epitelio gastrointestinale. Con tale meccanismo il virus sarebbe dunque in grado di attaccare la cellula epiteliale gastro-intestinale fino a danneggiarla ed a provocare i sintomi. Il virus ha mostrato anche poter provocare un danneggiamento delle cellule epatiche in un significativo numero di pazienti.


Con l'aumentare della prevalenza dell'infezione nella popolazione, un numero sempre maggiore di persone, nonostante sia riuscita a superare la fase acuta di malattia, sta sperimentando l'insorgenza o la persistenza di sintomi gastrointestinali con manifestazioni "simili" a quelle della sindrome dell'intestino irritabile, alla malattia da reflusso gastro-esofageo e/o gastrite.


Questo fenomeno non deve però stupire. Numerosi altri virus come rotavirus, norovirus o altri coronavirus presenti nel mondo umano ed animale, possiedono la capacità di attaccare le cellule dell'apparato gastro-intestinale portando a manifestazioni non solo acute (vomito, diarrea, gastroenteriti) ma talvolta a manifestazioni con tendenza alla cronicizzazione e sintomi che perdurano anche a distanza di tempo.

Nel caso di Covid-19, studi hanno riportato che tale meccanismo può essere correlato ad un aumento nella produzione di citochine pro-infiammatorie a livello intestinale ed a un danneggiamento del Microbiota intestinale provocando una riduzione delle colonie batteriche protettive (fecalibacterium prausnitzii e Eubacterium rectale ecc. ) con conseguente generazione di uno stato protratto di disbiosi.


Un ulteriore ipotesi può essere anche correlata allo sviluppo di intolleranze e sensibilità alimentari tramite un meccanismo di cross-reattività.


Infine, il riscontro di tracce di RNA virale nei residui fecali di un gran numero di pazienti infetti, seppur non sia ancora chiaro il potenziale di contagiosità, impone prudenza e l'utilizzo di idonee misure di protezione personale e disinfezione.



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Fonti:

Parasa S, Desai M, Thoguluva Chandrasekar V, et al. Prevalence of Gastrointestinal Symptoms and Fecal Viral Shedding in Patients With Coronavirus Disease 2019: A Systematic Review and Meta-analysis. JAMA Netw Open. 2020;3(6):e2011335. Published 2020 Jun 1. doi:10.1001/jamanetworkopen.2020.11335


Dhar D, Mohanty A. Gut microbiota and Covid-19- possible link and implications. Virus Res. 2020 Aug;285:198018. doi: 10.1016/j.virusres.2020.198018. Epub 2020 May 13. PMID: 32430279; PMCID: PMC7217790.